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Lettera di Pasqua 2012

one hour

Allegato :  
leggi la lettera

Uomo di dolore, familiare con la sofferenza…
erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato.

Isaia 53:3-4



Carissime sorelle, amati fratelli,

Grazia e pace vi siano moltiplicate nella vita, nella passione e morte, nella risurrezione del nostro amato e diletto Gesù! Il Signore della vita! Il vincitore della morte! Alleluia!


Uomo di dolore

Per l’esperienza che ho della vita, non mi è difficile pensare che alcuni di noi siano arrivati a questa “settimana di passione” col cuore ancora “colmo” per la fatica dei dolori sofferti in quest’’anno. Ma dalle pagine del Vangelo di Pasqua ci viene incontro potente la figura di Gesù. Guardiamo il volto del Cristo e ne siamo consolati! Ne siamo consolati perché l’Amato ci viene restituito come “l’uomo dei dolori familiare col patire” (Is53:3).
Perfettamente in grado di capire la nostra condizione, di comprendere le nostre sofferenze e i nostri dolori. Come dice la Scrittura: “Non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze”(Eb4:15). E ne siamo consolati ricordando che “Molte sono le afflizioni del giusto; ma il SIGNORE lo libera da tutte.” (Sal34:19).


Il passaggio

A ben guardare infatti, la via dolorosa, col suo messaggio di morte e risurrezione, ci ricorda che col Signore , “dopo che avrete sofferto per breve tempo” (1Pt5:11), sarà possibile l’esodo verso un tempo nuovo e una nuova stagione; che si aprirà un passaggio (pesach, pasa, pasqua) attraverso il quale sfuggire ai nemici , uscire dalle situazioni che ci affliggono, continuare a coltivare la speranza, entrare nel futuro che Egli ha preparato per noi.


Le consolazioni

Non solo per il promesso esito finale di vittoria e di risurrezione, ma anche per le consolazioni che ci danno sollievo lungo la strada del dolore: l’unzione di Betania, l’entrata messianica in Gerusalemme, il tempo della lavanda dei piedi e della santa cena con i discepoli. Pur col dolore nel cuore! E nella salita al Calvario, il pianto delle donne, l’aiuto di Simone di Cirene, un bacio forse, magari una carezza, uno sguardo affettuoso tra la folla, la presenza ai piedi della croce della mamma e del discepolo diletto, di Maria di Cleopa e Maria Maddalena, le parole buone del ladrone di fianco pure lui sulla croce. Il tempo della desolazione non è privo di consolazioni!

Il modo di Cristo

Di più! Il Vangelo di Pasqua ci viene incontro anche per “ricordarci” che c’è un modo per affrontare la sofferenza. C’è un modo per gestire il dolore! E’ il modo di Cristo! I gesti e le parole di Cristo, il modo in cui Egli ha vissuto, ha sofferto, è morto ed è poi risuscitato  hanno un grande valore e significato per noi!

Alcune immagini

In questo cammino, quattro immagini rimangono impresse:

Gesù a cavallo di un’asina. “Mansueto e montato sopra un’asina” (Mt21:5), Egli entra nella città che lo condannerà e lo condurrà al Calvario armato solo di mansuetudine e di umiltà. Lo aveva già detto: “Imparate da me perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre” (Mt11:29). Con questo spirito Egli va incontro alla sua settimana di passione facendo suo il dolore del tempio e del popolo, della città e dei discepoli; facendo suo il dolore del mondo. Di questi dolori si carica. Dolore per i dolori. Dolore dei dolori. Il servo è l’agnello  che si carica dei nostri dolori. Con mansuetudine ed umiltà! Lo aveva detto il profeta: “Erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato” (Is53:4). Li “coglie”! Li sente! In modo volontario e deliberato se ne carica, se li addossa, li prende su di sé. Mansuetudine e umiltà.

Gesù che lava i piedi ai discepoli. Gesù che siede a tavola col pane e col vino. La santa cena e la lavanda dei piedi. Due immagini, per la libera e totale offerta di sé a Dio, l’umiliazione e l’abbassamento per il servizio ai fratelli. Due azioni, due simboli, profondamente uniti ed intessuti insieme nel dono totale di sé a Dio e ai fratelli. Scommessa radicale e gratuita della propria vita per Dio e per i fratelli. Perciò è scritto: “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine…” (Gv13:1 sgg). I due gesti si completano e si illuminano a vicenda. L’amore per Dio e l’amore per i fratelli. Perciò occorre ricordarli e, tutti e due, ripeterli. “Fate questo in memoria di me” (Lc22:19); e: “Anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri” (Gv13:12-15). Offerta totale gratuita di sé per amore! Amore e servizio.

Gesù sulla croce. La quarta immagine è quella della croce. Quando la prova si fa estrema. Quando  si apre davanti a noi l’ultimo miglio, quando si presenta all’orizzonte la morte…  Dirà Giobbe: “Sono spaventato da tutti i miei dolori” (Gb9:28). E Gesù: “Ora, l’animo mio è turbato;  e che dirò? Padre mio, salvami da quest’ora? Ma è per questo che sono venuto incontro a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome” (Gv12:27-28). Perché? Per cercare un corridoio, per aprire un passaggio attraverso la morte. Il Signore si consegna alla morte. E porta con sé il carico di ogni dolore passato e futuro. Con questo carico si consegna al “buco nero” della morte. Si tuffa negli “inferi” e prende su di sé anche il dolore dei morti. “Erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato”. Padre, soffro io per tutti; pago io per tutti. Padre perdona loro… Il dolore dell’umanità intera, anche il mio, e di tutto l’universo, precipitati su di lui, il servo e l’agnello, l’uomo di dolore, familiare col patire! “Elì, Elì, lamà sabactanì” (Mt27:46). “E Gesù, dopo aver gridato con gran voce, disse: Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito” (Lc23:46). Abbandono totale di Dio! Abbandono totale di sé a Dio.

E’ questo il sentimento di Cristo sulla via dolorosa. E’ questa la battaglia! Questo il suo spirito! E’ in questo modo ch’egli affronta l’ambizione dei discepoli e l’agonia del Getsemani, in questo modo “la tristezza mortale” e il sudore di sangue, in questo modo la preghiera e l’arresto, gli scherni e il tradimento, gli oltraggi e la condanna; in questo modo lo schiaffo e la canna, in questo modo le spine e la croce. “Nelle tue mani rimetto il mio spirito”! Ed è “Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato”! (Fil2:9).


Il segreto della vita

“Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù” (Fil2:5) esorta l’apostolo Paolo. Ed è certo che quel sentimento è il viatico decisivo per vincere la vita. Dall’interno. Il viatico per la vittoria. Il suo sentimento e il suo Spirito! Ma la nostra è spesso esperienza di insufficienza e di fragilità. C’è un solo modo per vivere una vita di risurrezione e camminare nella vittoria: La vita di Cristo! Lo Spirito di Cristo! Come è scritto: “Cristo in voi, la speranza della gloria!” (Col1:27).

La vita di Cristo ci abilita all’imitazione di Cristo! “E’ mediante lo Spirito suo nell’uomo interiore, lo Spirito di vita e di risurrezione di Cristo, che siamo potentemente fortificati, facciamo abitare Cristo nei nostri cuori, siamo resi capaci di abbracciare i fratelli e con essi misurare l’amore di Dio, possiamo essere riempiti di tutta la pienezza di DIO. Per la forza dello Spirito in noi possiamo esser resi capaci di fare molto più di quello che domandiamo o pensiamo!” (Adattamento di Ef3:14-21).

Potremo allora cantare col Risorto: “Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia, perché io possa salmeggiare a te, senza mai tacere. O Signore, Dio mio, io ti celebrerò per sempre!” (Sal30:11-12). E canteremo con l’apostolo: “Tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio... …. né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatu
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